Il gioco

Questo è l’insegnamento di un maestro di vita originario dei Balcani, Mikhael Aivanhov:

(“Il ruolo del Maestro”)

“Vi trovate in una situazione delicata e siete consapevoli che una mossa falsa può esservi fatale?

La prima cosa da fare è legarvi allo spirito affinché venga a controllare i vostri pensieri; i pensieri controlleranno le emozioni e i sentimenti, che a loro volta controlleranno i vostri gesti, la vostra voce e le vostre parole.

È così che troverete il giusto atteggiamento e le giuste reazioni, ma a condizione che cominciate col legarvi allo spirito.

È come un collegamento che dovete stabilire: mettete il vostro essere sotto il controllo dello spirito, e progressivamente tutto si organizza e si ordina; voi agite allora in modo equilibrato, armonioso, e riportate la vittoria: siete salvi”.

Come metterlo in pratica?

In fin dei conti, legarsi con lo spirito se non lo si vede, o sente, o tocca, o annusa, e non sa di fragola o pistacchio.. diventa un problema.

E proprio qui sta il segreto.

Facciamo finta che sia vero il concetto orientale di Maya, e cioè che la realtà che noi consideriamo “concreta”, sia invece solo una proiezione del nostro “essere”.

Tutto intorno a noi esiste un mondo materiale, si, ma solo per finzione, “virtuale”.

Tutto è sperimentabile attraverso solo 5 sensi, le altre dimensioni ci sono precluse e questo è il campo di gioco.

Accettato da tutti e tot miliardi di esseri umani attualmente sul pianeta.

Un videogame cosmico, sottoposto a regole del gioco valide per tutti, riconosciute da tutti, nel quale ognuno di noi dà vita ad un particolare ruolo.

Poi, in funzione del ruolo scelto e delle diverse fasi del gioco, ci si ritrova ad agire e reagire scegliendo le varie strade, percorsi, ecc ecc.

Quindi ogni situazione è studiata per generare determinate emozioni, definite piacevoli o meno partendo dal proprio punto di vista, a cui rispondere in base al proprio carattere ed inclinazioni.

Facciamo quindi finta che sia vero.

Direi che questo “gioco virtuale”, questa Maya, assomiglia molto alla nostra quotidiana, “vita normale”.

Quella molto pratica, che impone sempre risposte veloci e decisioni prese sotto stress, che obbliga a compromessi, pena l’ostracismo.

Sempre e solo un “gioco”,

e come tale, prima o poi è destinato a finire, perché è limitato ai parametri di gioco, se sono accettati come tali.

Il Giocatore, però, ha sempre libertà di scelta.

Sempre.

Ebbene, come ci si lega allo spirito quando la paura preme?

Uscendo dal virtuale e rientrando nel “giocatore”.

Basta che chi gioca si “risvegli” a sé stesso.

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