Facciamo finta che sia vero: tornerebbero i conti?

Questo è l’unico atteggiamento che, presupponendo una mente aperta, consente di elaborare l’incredibile.
L’essere umano vive sul confine di due mondi totalmente differenti; uno tridimensionale e materiale e l’altro completamente sconosciuto ai più, anche perché invisibile, ma anch’esso costituito di percezioni, emozioni, pensieri e … forme.
Quello che ricade nell’area di gestione dei 5 sensi è facilmente identificabile e gestibile, perché ha una forma ben definita e riconoscibile.
Inoltre è soggetto al trascorrere del tempo, esiste in un posto ben definito e lo si può spostare a piacimento, anche eliminarlo in forme più piccole, ma che occupano sempre spazio.
Diverso il discorso delle emozioni e delle sensazioni percepire dal nostro corpo: alcune emozionali come la paura, l’ansia, la rabbia, la frustrazione, l’invidia.
Altre tattili tipo il freddo e il caldo, liscio o ruvido, morbido o rigido, e via di seguito.
Alcune invece difficilmente catalogabili, perché a mezza via tra le due: quei sentimenti strani che colpiscono a volte senza motivo apparente, che rilasciano un senso di “qualcosa che non va per il verso giusto”, ma non si sa cosa.
Anche queste sono percepite dal nostro essere, ma non si capisce bene attraverso quale organo entrino nel nostro campo di attenzione.
In casi di disagio di qualsiasi tipo, la pratica energetica consiglia sempre, innanzi tutto, di centrarsi, di ritrovare il proprio equilibrio “interiore”, e questo, stranamente, anche davanti ad eventi ben materiali e precisi.
Perché?
Perché l’essere umano esiste al confine tra due realtà diverse, una la sappiamo gestire in quanto abituale, l’altra no.
Vi richiamo l’attenzione sui puzzle, quelli grossi, da 5000 pezzi in su, che richiedono tempo, pazienza, attenzione, ricerca, studio della foto per poter “ricostruire” l’immagine unitaria che ci era piaciuta e che abbiamo acquistato.
Tecnica vuole che prima si cerchino i pezzi del bordo, tagliati in modo riconoscibile, per creare la cornice antro la quale poi sistemare gli altri pezzi.
Poi si cercano i pezzi più o meno dello stesso colore o natura o particolare dell’immagine e inizia il ri-assemblamento della forma, del disegno, del tutto.
A volte ci si fissa su di un solo pezzo, convinti che vada li, o là, che “debba” andarci perché è proprio uguale, simile, ecc.
L’essere umano gestisce la propria vita come se fosse quel pezzo singolo del totale, come se tutto si dovesse svolgere in un solo centimetro di cartone rispetto agli altri 4999 pezzi.
La mente si convince che tutto è li, e gestisce solo questo, passando all’IO, alla personalità, solo quello che riguarda quel centimetro.
Si dimentica dell’altra metà del suo essere, perché non è di cartone, non è in un qualche posto particolare, non si sottopone all’esame dei 5 sensi.
Infatti è multidimensionale, ed è talmente vasta che è impossibile pensare che dentro al corpo fisico ci stia anche tutto l’universo conosciuto, sconosciuto e potenziale, passato e futuro.
Però la parte tralasciata è quella “più furba” in quanto più antica, estesa, esperta, connessa con la visione del tutto, già collegata con tutti i 5000 pezzi di prima, mentre noi siamo qui a sistemare i primi 10 o 20.
Questo a seconda del livello spirituale, evolutivo, che siamo in grado di gestire.
Cioè di quanta consapevolezza abbiamo della nostra parte invisibile, a cui rivolgerci in caso di bisogno.
Il nostro Sé superiore sceglie sempre un particolare compito da svolgere in ogni incarnazione, e per farlo si porta una cassetta degli attrezzi adatta, cioè gli aspetti della propria coscienza che le servono allo scopo.
Ma riunificare, rieducare e purificare gli altri suoi aspetti cristallizzati in malo modo fa sempre parte del compito.
Come pensare, se siamo tanto spirituale, che vi possano essere parti di noi che, pur essendo nostre, non conosciamo o non ci rispondono come nostre?
Proprio perché nel nostro mondo interiore, siamo infiniti, in continua espansione e cambiamento.
Come allora fare un buon lavoro?
Confrontandoci con le nostre parti scisse e distorte, concentrando la nostra attenzione su solo alcune tessere del puzzle che siamo noi, piuttosto che la visione globale.
Il corpo fisico che utilizziamo vede, sente, ecc ecc quelle tessere proiettate sullo schermo esterno, quello tridimensionale, che riflette il nostro stato di coscienza del momento, richiamando gli eventi ai quali reagire.
Reagire portando sempre più amore, comprensione, compassione, fratellanza al mondo tridimensionale, fisico, trasfondendo questi concetti nella materia.
Prendendo questi concetti dal mondo spirituale al quale apparteniamo, che risiede dentro di noi.
Il mondo spirituale infatti non è solo uno stato psicologico o emotivo: è un luogo/non luogo, spazio/non spazio interiore della vibrazione incessante di creazione divina di ogni immaginabile stato di coscienza, condizione e espressione.
Il mondo tridimensionale, la nostra altra faccia della medaglia, è un “vuoto” esterno al vero noi, uno spicchio nel quale riversare coscienza e luce, amore e vita.
(Non stiamo facendo proprio questo, adesso.)
Ora prendete l’immagine di una cipolla.
Lo strato esterno della cipolla, quello secco che la contiene e la delimita, che la protegge e che ha a che fare con tutte le mani che la toccano è da paragonare al nostro corpo fisico.
Lo strato interno, idealmente composto da tante sfere composte come le matrioske russe, una dentro l’altra, sono i nostri veri piani di esistenza, quelli spirituali, ad immagine e somiglianza della Coscienza Cosmica.
Ognuno di noi risuona con una o più di queste sfere di vita spirituale, a seconda del livello e tipo di coscienza che si è raggiunto.
Siamo qui arrivati a definire la coscienza e dove si trova: nella cipolla.
E da qui interagisce emanando nel “mondo esterno” il proprio stato e senso d’essere per individuare le tessere del puzzle da riequilibrare.
Il corpo fisico e la personalità psichica sono la buccia esterna secca, che si confronta con il mondo esteriore tridimensionale, emanato per sottolineare i settori dell’io che necessitano di manutenzione.
Questa parte di coscienza “umana” quando muore, si ritira dal suo guscio esteriore e si trasferisce in un altro continuum spazio-temporale di movimento che è il suo mondo interiore.
Cioè le infinite sfere messe a disposizione dalla Coscienza Universale, che amo definire Divina.
Di più, come il tempo spazio e movimento sul piano terreno sono il risultato del nostro stato di coscienza, così è dall’altra parte.
Il piccolo è uguale a grande e viceversa.
Quindi le sfere, i paesaggi, gli oggetti, le forme e il clima del nostro mondo interiore sono il prodotto del nostro stato generale di Coscienza, più o meno estesa.
In questo mondo interiore noi entriamo in contatto con altri il cui stato generale di coscienza è simile al nostro, condividendo con loro una di queste temporanee sfere di realtà spirituale di comune creazione.
Come sulla terra viviamo in una realtà condivisa e consenziente con i nostri simili.
Il sentiero spirituale si calca per riunificare gli infiniti svariati aspetti della nostra Coscienza che sono in contrasto tra di loro e a diversi livelli di sviluppo.
Il fine è lo stato unitario dei moduli divini di Amore, Volontà e Azione.
